21/09/2016
Criptovalute e diritto
Un’analisi giuridico-scientifica sulla sfida del diritto contemporaneo.

Di Gian Marco Iulietto

Sempre maggiore è stata, negli ultimi anni, l’attenzione riposta dai giuristi nei confronti dei fenomeni tecnologici che condizionano la Società. Se, come è noto, la funzione del diritto è quella di creare un complesso di norme al fine di garantire l'ordine pubblico, in particolare quando taluni comportamenti sono divenuti ormai consuetudine, per nulla scontato è individuare il corretto approccio tecnico quando la condotta non dipende più da meccanismi connaturati in un territorio statale, tra i soggetti giuridici che vi vivono, bensì da una incontrollabile e dirompente rivoluzione digitale, a livello globale, che condiziona il modo di vivere di questi ultimi. Si vuole pertanto mettere in luce sotto differenti profili la problematica giuridica relativa al concetto e all’utilizzo delle criptovalute nel commercio internazionale, cercando, dapprima, di fare chiarezza informatica ed economica, per giungere infine ad un inquadramento legale consapevole e critico.

 

Una criptovaluta è una moneta digitale, paritaria e decentralizzata. Questa rappresenta virtualmente un valore, anche se questo non emesso da alcuna autorità fino ad oggi riconosciuta e non collegato a nessuna valuta avente corso legale presso un territorio regolamentato da leggi bancarie. Non essendovi un regolamento unitario, la criptovaluta può essere definita convenzionalmente come una valuta c.d. complementare, come accade già in alcuni ordinamenti. Come è possibile evincere, la valuta virtuale non può assurgere completamente alle funzioni che caratterizzano la moneta di uso statale ma soltanto a quelle esplicabili nel libero mercato. La criptovaluta, per valore, trova la sua origine nel bitcoin (BCT). Questo rappresenta la prima forma di pagamento riconosciuta ed utilizzata collettivamente da un numero ingente di persone, a tal punto che a distanza di pochi anni sono sorti sportelli A.T.M. dedicati al circuito. La società PayPal offre lo strumento di pagamento digitale suddetto. Ciò nonostante, ad oggi si possono contare centinaia di criptovalute, sviluppate attraverso sistemi sempre più complessi che generano problemi giuridici di non facile soluzione. Una struttura particolare è la piattaforma di Ethereum (Ξ), la quale, rispetto agli altri network, viene utilizzata, oltre che per lo scambio di moneta, anche per concludere i c.d. smart contracts, creando problemi di natura civilista e non solo. Di notevole interesse è al momento soffermarsi sulle ragioni del successo della modalità di commercio digitale in esame. Queste derivano da ragioni prettamente informatiche, che hanno condotto alcune attività economiche come l’e-commerce, o la circolazione di titoli, allo spostamento verso ambienti decifrabili solo attraverso un’analisi informatica piuttosto che economica. Bisogna osservare che, infatti, questi sistemi utilizzano una tecnologia di tipo peer-to-peer (p2p), che consiste in una rete collegata di computer posti in località differenti. Questi svolgono la funzione di portafogli di monete, grazie ai quali non è necessario l’uso di intermediari finanziari, comportando che i costi delle operazioni risultino concorrenziali. Inoltre, la mancanza di un ente centrale implica l’impossibilità di controllo da parte di qualunque autorità. Su questi computer sono eseguiti appositi software open source. Questi svolgono la funzione di generare, collettivamente in rete, moneta attraverso un processo chiamato mining - letteralmente estrazione - la cui quantità ottenibile individualmente dipende dalla potenza di calcolo della macchina utilizzata, sicché maggiore sarà l’investimento e più conveniente sarà la distribuzione della "dose" generata. Per chiudere il quadro tecnico sulle criptovalute è necessario sottolineare il loro alto grado di sicurezza informatica, così da meglio comprendere le cause che spingono sempre più utenti ad avvicinarsi a siffatte frontiere della transazione. Queste utilizzano in via generale un protocollo proof-of-work a catena (blockchain), una sorta di registro delle transazioni, che garantisce prevenzione verso la contraffazione digitale. In un mercato composito come quello attuale, dove quotidianamente si concludono negozi tra i più diversi soggetti giuridici, tali benefici appaiono incontestabili.

Proprio per il parziale anonimato, e per la facilità con cui si accede agli strumenti tecnologici, la criptovaluta facilmente si presta ad essere mezzo di scambio per il compimento di reati informatici - come il riciclaggio di denaro, lo spaccio di sostanze illecite e il terrorismo - soprattutto attraverso l’accesso al darkweb, componente criminale-deviante del deepweb, parte del web definita come “sommersa” in cui è possibile navigare in un quasi totale anonimato. Il caso del fondatore della MtGox è emblematico, sospettato di aver provocato la perdita 387 milioni di dollari di moneta virtuale falsificando i dati del sistema informatico della piattaforma, oppure il caso di Silk Road, avvenuto sul browser anonimo TOR, dove il Bitcoin era l'unica forma accettata di pagamento, chiuso poi dall’FBI nel 2013.

Come è facilmente deducibile, queste tematiche comportano questioni giuridiche di non facile soluzione, lasciando incertezze su come il diritto si porrà verso le transazioni in valuta virtuale. Le criptovalute, dunque, suscitano l’interesse delle istituzioni perché si inseriscono in contesti esistenti, modificandone l’assetto primordiale e consolidato sul quale la disciplina è basata. È ormai un assioma che il bitcoin e le consecutive evoluzioni siano compatibili con gli odierni precetti di legge, qualora l’utilizzo non sia finalizzato a scopi illeciti. La legalità è decifrabile attraverso un’interpretazione analogica di ambiti normativi tradizionali, in cui le attività in esame appaiono ricadere ma che, comunque, non sopperiscono alle peculiarità intrinseche. Si intende pertanto mettere in luce alcune riflessioni che possano essere esemplificative per molteplici casi le cui problematiche non riescono ad essere circoscritte nelle più note categorie del diritto. Per quanto concerne l’ambito della contrattualistica ex art. 1321 c.c. “Il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”. Nel caso degli smart contracts, questi sono eseguiti essenzialmente tra due o più "macchine digitali", comportando la formazione di rapporti privi di interazioni umane. L’incontro della volontà delle parti avviene in base ad un’identità virtuale, da cui il rapporto di fiducia si instaura, anche se questa non risultasse corrispondente al vero e non riconducibile a persona fisica. L'incognita è stata temperata nel caso, ad esempio, dei Bitcoin, da un blockchain, ossia un registro decentrato, dove vengono riportate tutte le operazioni e i relativi dati, il cui controllo non è però sempre affidato alle autorità governative. Esempi di normativa comparata in questo senso provengono dagli Stati Uniti, in cui la Commodity Futures Trading Commission effettua un controllo attivo sulle transazioni di Bitcoin. Il Parlamento Europeo, in data 26 maggio 2016, si è espresso in modo critico ma aperto, sottolineando la necessità di una normativa univoca. In questo senso, già dal 2015 è stata stabilita l’esenzione dall’aliquota IVA per le monete virtuali. Caso contrario all'utilizzo delle monete virutali, invece, può essere l'attività posta in essere dall'Ufficio delle imposte australiano, che ha ritenuto le valute virtuali non equiparabili a valute "tradizionali", impedendone lo sviluppo. I paradisi fiscali, invece, ne incentivano l’utilizzo, offrendo servizi off-shore, favorendo però in questo modo anche il riciclaggio di denaro. Spostando infine l’attenzione sull’abito penale, una particolare considerazione è da svolgersi riguardo al delitto di furto. Ex art. 624 c.p. “Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, […]”. L’immaterialità della criptovaluta comporta l’inconfigurabilità del suddetto reato. Altresì, qualora la condotta abbia ad oggetto la sottrazione della chiave privata utilizzata nella blockchain sembra configurabile il reato di frode informatica ex art. 640 ter c.p., potendo essere ricondotta la fattispecie alla sottrazione d'identità digitale.

In conclusione, in un contesto così ampio e repentinamente mutevole, si ravvisa la necessità di soluzioni alternative di regolamentazione del fenomeno, attraverso un approccio non tradizionale alla materia, in quanto, sovente, le basi normative degli ordinamenti, in special modo nel campo del civil law, non riescono ad adattarsi alle tecnologie in tempi brevi. Al momento dunque, mentre il mercato è in continua evoluzione, risulta complesso trovare soluzioni comuni e condivise.

 

16/09/2016
Accesso abusivo a sistema informatico e finalità perseguite
La Suprema Corte ribadisce le linee di confine per una corretta interpretazione dell'articolo 615 ter del codice penale.
Di Marcella Fischetti

L'articolo 615 ter del codice penale, inserito negli anni '90, si occupa di sanzionare penalmente la condotta di chiunque si introduca o si intrattenga abusivamente in un sistema informatico o telematico protetto, contro la volontà, espressa o tacita, di chi è titolare di uno ius excludendi. Tale norma ha comportato non pochi problemi interpretativi, nuovamente chiariti dalla V Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione nell'ambito della sentenza n.32666/2015.

12/09/2016
Business email compromise
Arriva in Europa una nuova tipologia di truffa online
Di Luca Crecchi

Già molto diffusa negli Stati Uniti e Canada, la truffa online del business email compromise (BEC) giunge anche in Europa: i cyber-criminali in questo caso utilizzano credenziali informatiche dei C.E.O. di grandi aziende e compagnie per ottenere ingenti trasferimenti di denaro a loro vantaggio. Il presente editoriale individua gli elementi caratteristici di questa nuova attività criminale e da risalto alle attività di contrasto attuate oltreoceano.

06/09/2016
AGCOM e news pirata
Avvenuta con successo la rimozione di circa 30000 pubblicazioni illecitamente disponibili online
di Sarah Casnico

Si è conclusa lo scorso 31 marzo, su attivazione da parte di FIEG, la procedura prevista dal Regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, che ha portato alla rimozione da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di più di 30000 quotidiani, riviste e pubblicazioni online.

01/09/2016
La validità delle notifica via PEC al difensore dell’imputato
Brevi cenni sulla recente sentenza della Cassazione che ha confermato la validità della notifica via PEC al difensore dell’imputato

Di Maddalena Bernardi

Con la sentenza n. 16622 del 21 aprile 2016, la Suprema Corte ha affermato che, in presenza delle altre condizioni di legge (per esempio, è condizione necessaria che la norma permetta la notifica all'imputato presso il domicilio del suo difensore), deve essere considerata valida la notifica eseguita tramite posta elettronica certificata (PEC), dal momento che è uno strumento attraverso il quale si può evincere con totale certezza la ricezione dell'atto da parte del destinatario, alla stregua della più comune raccomandata.

18/08/2016
Raccolta di dati biometrici e tutela della privacy
Il riconoscimento facciale sui social network compromette la privacy degli utenti?
Di Irene Simoncini


Sempre più compagnie stanno investendo nei sistemi di scansione di dati biometrici facciali, ma diversi utenti temono per la tutela della propria riservatezza a causa della raccolta e dell'utilizzo dei relativi dati. Questo potrebbe portare ad una espressa regolamentazione in merito alla funzione del ''tag dei volti''.

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